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NEPOTISMO
Affari in famiglia

Iniziamo dall’immagine forse più nota. Seguiamo Dante giú per il pendio della terza bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno. Dall’alto, ha visto uno spettacolo singolare: la roccia è cosparsa di innumerevoli buche rotonde, in ognuna delle quali è conficcato a testa in giú un dannato. Restano fuori soltanto i piedi e i polpacci, ma la cosa è di poco conforto, poiché i piedi bruciano come fiaccole, spingendo i malcapitati ad agitare furiosamente le gambe, in cerca di refrigerio. È la crudele legge del contrappasso. Dante si trova fra i simoniaci, fra coloro cioè che hanno fatto mercato delle cose divine. Da vivi, il loro cuore stava nella terra, dove si trovano i metalli preziosi; e cosí ora nella terra il loro corpo è avvinto.

Fra tutti i dannati, uno in particolare attira l’attenzione del poeta per la maggiore ampiezza delle fiamme che lo ardono. Si avvicina dunque, e gli parla. In piedi a fianco della buca, Dante dice di rassomigliare a un frate che confessa un assassino giustiziato per propagginazione, la pena capitale eseguita conficcando il condannato nella terra a testa in giú. Ma in realtà è un colloquio di grande durezza, poiché Dante non prova alcuna pietà per il condannato, ma solo sarcasmo, disprezzo e odio. Di chi si tratta? L’interrogato risponde. È un papa, Niccolò III Orsini, e il suo peccato di simonia è stata...
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