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Benvenuti a Westeros!

A piú di un anno dall’ultima puntata, inizia in questi giorni la stagione finale di uno degli show televisivi piú visti, discussi e apprezzati di sempre: Game of Thrones – che il pubblico italiano conosce come Il Trono di Spade, –, la fortunata serie fantasy prodotta dall’emittente statunitense HBO e tratta dalla saga A Song of Ice and Fire (Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco), frutto del genio creativo di George R.R. Martin.

La serie fece il suo esordio nel 2011, fra molte attese e non pochi dubbi. La complessità dell’intreccio – che sovvertiva una consolidata tradizione, introducendo punti di vista narrativi diversi e decostruendo i non pochi cliché di un prodotto fantasy convenzionale –, nonché la cruenta descrizione di scene di vio- lenza e sesso, rappresentava infatti una sfida non da poco per David Benioff e Daniel Weiss, chiamati a traslare sul piccolo schermo l’affascinante e controverso mondo creato dalla mente di Martin.

Otto anni dopo, possiamo dire che la scommessa è stata piú che vinta. L’enorme mole di mezzi e investimenti, la costante supervisione di Martin – coinvolto anche nella scrittura di alcuni episodi – e, non ultimo, un pubblico pronto alla ricezione di un determinato immaginario, hanno infatti contribuito a fare del Trono di Spade una delle produzioni piú ammirate degli ultimi decenni. Ai premi – nel settembre del 2018 Game of Thrones si è aggiudicata l’Emmy Award come miglior serie drammatica – e al successo di critica e pubblico, si sono però aggiunte, negli anni, anche le attenzioni degli storici di professione. Un fenomeno che potrebbe sorprendere...
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