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Per il tempo di Dio e quello degli uomini

Nel Medioevo, l’esigenza di scandire con precisione il tempo fu ravvisata innanzitutto in ambiente monastico, i cui ritmi erano dettati dai momenti consacrati alla preghiera. Ma istanze analoghe maturarono progressivamente in ogni settore della società, stimolando la messa a punto di marchingegni sempre piú affidabili.

Nell’antichità l’unico sistema di misurazione del tempo era quello naturale, costituito dall’alternarsi del giorno e della notte e dunque basato sul variare delle ore di luce e di oscurità a seconda della stagione. Ugualmente importanti erano le fasi lunari, col loro influsso sulle maree. Fu il cristianesimo a introdurre una nuova concezione del tempo, pur senza rinunciare del tutto alla sua visione naturale e ciclica: lo scorrere dei giorni divenne il tempo di Dio, scandito dalla liturgia e dalle festività cristiane, mentre la nascita di Gesú e la sua incarnazione diedero al tempo un centro e una dimensione storica rispetto alla dilatazione infinita dell’eternità. Questa nuova scansione fu inizialmente controllata dai monasteri, come viene efficacemente espresso nel 47° capitolo della Regola benedettina, secondo il quale l’abate avrebbe dato il segnale delle ore da dedicare alle opere di Dio, sia di giorno che di notte: le campane divenivano cosí il mezzo di comunicazione usato per chiamare i monaci alle orazioni diurne e notturne, costituendo implicitamente anche lo strumento principale di misurazione della giornata, scandita da...

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