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De Imitatione Christi - il «Quinto Vangelo»

Sulla paternità di una delle opere religiose piú importanti nella storia della cristianità, il De Imitatione Christi, la controversia è ancora in atto. Se però analizziamo con attenzione gli «indizi» a nostra disposizione, scopriremo una nuova pista. Che ci porta in direzione di un borgo del Vercellese...

Il vescovo e teologo francese Jacques Bossuet (1627-1704) lo definí «Il quinto evangelo», altri: il gioiello piú prezioso; è il testo religioso piú letto dopo la Bibbia. Si tratta del De imitatione Christi, opera redatta in latino medievale, composta da quattro libri e scritta probabilmente – ma, come vedremo, la controversia è ancora aperta – tra il XIII e il XIV secolo da un anonimo. Un testo prezioso di ascesi cristiana che, sebbene concepito e nato in epoca medievale, presenta ancora oggi tratti di attualità straordinari, amato da santi come Teresa di Lisieux e Giovanni XXIII.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che i quattro libri dell’Imitatio appartengano ad autori diversi e che siano stati scritti in tempi diversi. L’unità dell’opera è messa in discussione a causa della presunta differenza nello stile che si riscontrerebbe tra i quattro libri, oltre all’apparente difformità tra i temi trattati in ciascuno di essi. Studi piú recenti, come quelli di Tiburzio Lupo (1901-2001), hanno invece evidenziato l’unità dell’opera sia riguardo lo stile, sia per i contenuti che seguono una linea coerente, fondata sui diversi momenti dell’elevazione spirituale di chiunque intraprenda un autentico cammino di ascesi. Nelle pagine del De Imitatione, la sequela Christi (locuzione latina con la quale, soprattutto nel Medioevo, si esprime...

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