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Speciale Venezia - Gli ultimi giorni di Bisanzio

«La speranza dei senza speranza»: è l’epiteto riportato sulla cornice di un capolavoro dell’arte medio-bizantina, la cosiddetta Icona di San Luca, dipinta, secondo un’antica tradizione cristiana, dallo stesso apostolo. Il preziosissimo oggetto, da secoli conservato in Germania, sarà per la prima volta esposto alla veneziana Biblioteca Nazionale Marciana, insieme ad altre opere di grandissimo pregio. Per raccontare gli eventi cruciali che segnarono i rapporti tra la città lagunare e Bisanzio all’indomani della conquista ottomana.

In Germania è nota come «Freisinger Lukasbild» («Immagine di San Luca di Freising»): si tratta di un’icona bizantina del X secolo che raffigurante laVergine in atto di intercessione. Con il capo reclinato e le braccia protese in preghiera, risponde all’iconografia dell’Agiosoritissa (letteralmente, «della Santa Urna», con riferimento all’immagine in cui la Vergine tiene in mano il reliquiario in cui è custodita la sua cintola, n.d.r.) di cui rappresenta uno splendido esempio databile all’epoca medio-bizantina. Sulla cornice d’argento, decorata da smalti preziosi e applicata all’icona nel XIV secolo, si legge l’epiteto «Elpis ton apelpismenon», «Speranza dei senza speranza»; un epiteto che ne riflette il destino, intimamente connesso alla tragica sorte dell’impero bizantino prima della caduta di Costantinopoli. L’icona, infatti, lascia la città sul Bosforo alla volta dell’Europa in un momento di grande disperazione, nell’inverno del 1399, trasportata da uno degli ultimi imperatori cristiani d’Oriente: Manuele II Paleologo (1348-1425)...

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