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Maimonide a Ferrara

È esposto in una teca di vetro, aperto su una pagina miniata dai colori blu, rosso e oro, ed è uno dei piú antichi oggetti presentati nella mostra «Il Rinascimento parla ebraico», aperta al MEIS (Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah) di Ferrara fino al 15 settembre prossimo.

Il manoscritto, di rara bellezza, riporta la piú importante e complessa riflessione filosofico-religiosa del grande Mosè Maimonide (noto anche come il Rambam, acronimo per Rabbi Mosheh Ben Maimon, il «rabbino Mosè figlio di Maimon»), filosofo, medico e studioso, vissuto nella Spagna al tempo della dominazione araba (nacque a Cordoba nel 1135 e morí in Egitto, al Cairo, nel 1204) e universalmente considerato uno dei piú importanti pensatori dell’ebraismo medievale: Moreh nevukim, la «Guida dei perplessi», è il titolo di questo opus magnum di Maimonide, da lui stesso scritto in giudeo-arabo e che vide due traduzioni in ebraico a opera dei suoi contemporanei, il rabbino Samuel ibn Tibbon (11501230) e il poeta ispano-giudaico Judah Harizi (1170-1235 circa). Nella Guida, il Rambam interroga Aristotele e i neoplatonici, la Bibbia, la teologia rabbinica e la filosofia araba per dimostrare la compatibilità tra il pensiero razionale e gl’insegnamenti della religione...
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