In edicola dal 20 giugno 2019

Storie di ordinaria ambivalenza

Per secoli l’improprio assunto che denigrava il Medioevo come «epoca oscura» trovò numerosi e illustri paladini: nel Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni (1756), Voltaire lo definiva un periodo di barbarie e di superstizioni, tanto da aver determinato un arresto nel progresso umano. Tuttavia, non fu l’illuminismo a introdurre il «secolare pregiudizio» sull’età di Mezzo, per usare una fortunata espressione di Régine Pernoud. Il cupo stereotipo – che colpiva in particolare i secoli precedenti all’anno Mille – aveva iniziato a diffondersi già nel Cinquecento, sulla scia delle tesi contenute nella Historia Ecclesiae Christi, redatta da alcuni eruditi protestanti noti come Centuriatori di Magdeburgo, i quali descrivevano come turbolenta e barbarica l’era successiva al tramonto dell’impero romano. Nel Rinascimento la condanna non risparmiò nemmeno l’architettura, definita«gotica», dal termine «goto», ossia «barbaro». Alla parziale apologia del Medioevo, operata dal romanticismo, fece seguito, nel XX secolo, la sua definitiva riabilitazione, con i contributi degli storici francesi Marc Bloch, Georges Duby e, soprattutto, Jacques Le Goff: l’età di Mezzo rinacque, nell’interpretazione comune, come un tempo che aveva generato anche forme di sviluppo e progresso. Non piú una malattia della civiltà, bensí un’epoca di «ordinaria» ambivalenza, connotata da splendori e nefandezze. Un’epoca che, come ogni altra della storia, ebbe un suo «lato oscuro».

Il nuovo Dossier di «Medioevo» esplora gli antri piú bui di quel passato, seguendo due direttrici di profilo iconografico: la presenza del Diavolo nella percezione collettiva e l’ossessione per la morte, effigiata in tanti cicli pittorici connessi al misterioso tema della Danza macabra. A partire dal IX secolo il demonio, nell’arte e nella coscienza comune, divenne una figura preminente, con evidenti allegorie religiose – secondo Le Goff, è stato «la grande creazione del cristianesimo durante il Medioevo». A sua volta, il tentativo di esorcizzare il Maligno spinse la Chiesa a compiere atti repressivi e violenti, talvolta piú esecrabili del male che intendevano sradicare. Allo stesso modo, l’inquietudine per l’idea della morte e per la caducità del genere umano contribuirono alla diffusione di tradizioni e usanze dalla lugubre ritualità. A corollario del viaggio negli abissi del «Medioevo nero» si materializza... (continua)

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