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Copertina di «Medioevo» n. 284, Settembre 2020
Medioevo

Medioevo n. 284 – Settembre 2020

Estratto dal Dossier sul vino nel Medioevo: «Leviamo in alto i calici… di civiltà!»

Il vino era la bevanda per eccellenza dell’Occidente medievale, presente su tutte le mense dell’epoca. Le sue numerose varietà, prodotte grazie a un sapere e a tecniche spesso non in grado di garantire qualità e quantità, forse non incontrerebbero il favore dei consumatori di oggi. Eppure, intorno al frutto della vite, nel Medioevo venne a costruirsi una vera e propria cultura…

La cultura del vino s’inserisce oggi in una gastronomia che scruta tale bevanda come l’occhio di uno storico dell’arte legge un’opera pittorica. Questa cultura enologica non è nata con i progressi fatti negli ultimi decenni nel campo vitivinicolo, ma trova le sue radici in un passato attento a descrivere e ad apprezzare il vino.

Che nei secoli è cambiato, come è cambiato il degustatore che viaggia attraverso il tempo con valigie culturali diverse. Si delinea però una costanza nell’approccio che l’uomo ha verso il vino, da sempre improntato alla ricerca di strumenti, usi e comportamenti per costruire una «grammatica» che ci permetta di rapportarci con esso. La cultura del vino medievale è ben documentata nelle fonti, ma si presenta in un modo del tutto particolare.

Talvolta cosí acetoso da forare gli stomaci, talvolta denso e liquoroso: il vino medievale, nei giudizi contemporanei, non è certo tenuto in grande stima. Se per un viaggio attraverso il tempo ci fosse concessa la possibilità di assaggiare uno di questi vini, forse faremmo effettivamente fatica ad apprezzarlo, confermando cosí gli stereotipi negativi sulla qualità della produzione enologica del passato. Non tanto perché l’uomo sarebbe stato incapace di produrre un vino di qualità prima dei pro- gressi dell’Ottocento in materia di chimica e tecnica vitivinicola, ma proprio perché gli stessi gusti sono cambiati nel tempo.

Pensare e studiare il vino nel Medioevo (ma anche l’alimentazione nel suo complesso) potrebbe prendere la forma di un viaggio in un Paese lontano. Perché assaggiare i prodotti della cultura alimentare medievale ci porta davanti a pietanze e bevande sconosciute, i cui sapori evocano un altro modo di concepire il cibo e rimandano a un’altra cultura del gusto. Un po’ come accadrebbe a chi fosse al suo primo viaggio in un Paese ignoto.

Lo storico, come il viaggiatore – mentre scopre una contrada a lui sconosciuta – deve mettere da parte i suoi criteri di giudizio e inforcare lenti diverse da quelle che ha l’abitudine di indossare per leggere la propria realtà. La questione della qualità del vino delle epoche passate deve quindi essere posta in altri termini, ammettendo che «il» vino medievale non è mai esistito, e che piuttosto il Medioevo vide scorrere quantità di «vini» diversi.

Vini prodotti con modalità differenti, a seconda delle regioni e dei tempi e che la cultura medievale ha provato ad afferrare, fissandole in descrizioni e classificazioni che vediamo emergere tra le fonti, ma certamente prodotti grazie a un sapere e a tecniche che non potevano garantirne qualità e disponibilità. Ma queste… (Continua la lettura sul numero di Medioevo o abbonati!!)

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Non c’è pace per il vescovo
di Gianpaolo Serone e Luca Salvatelli

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Due menti «pericolose»
di Alessandro Bedini

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TRADIZIONI – Bevagna
Nell’Olimpo della rievocazione
di Franco Franceschi
Frammenti di un discorso amoroso
di Antonio Carlo Ponti

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IL VINO NEL MEDIOEVO
Leviamo in alto i calici… di civiltà!
di Yann Grappe

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