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Copertina di «Medioevo» n. 284, Settembre 2020
In edicola Medioevo

Medioevo n. 285 – Ottobre 2020

Estratto dal Dossier su Ferrara nel Medioevo: «La città del santo cavaliere»

Nata sul luogo di una fortezza bizantina, Ferrara deve la sua fortuna al Po e ai suoi canali, vettori di una intensa attività mercantile. L’evoluzione della città, cresciuta all’ombra della cattedrale dedicata a san Giorgio, fu scandita da traguardi sempre piú ambiziosi e, con l’avvento degli Estensi, toccò il suo punto di massimo splendore. Ecco la storia medievale – e i luoghi che ancora oggi la raccontano – di una gemma del Rinascimento…

Nel 1712 erano in corso a Ferrara i lavori di demolizione della struttura interna della cattedrale e le pareti del coro ancora per poco mostravano i loro rivestimenti in mosaico del XII secolo, di cui oggi rimane il solo frammento con la testa della Vergine, conservato nel Museo della Cattedrale.

Ma è stata tramandata anche una curiosa testimonianza. Il canonico Girolamo Baruffaldi (16751755) aveva individuato, in alto, un’epigrafe composta proprio con le tessere musive, e la volle trascrivere per poterla affidare ai posteri. Quando ormai l’abbattimento delle strutture romaniche stava per compiersi, si procurò una lunga scala a pioli e poté cosí scoprire non solo una preziosa testimonianza della storia dell’edificio, ma un monumento della storia letteraria dell’Italia intera. L’epigrafe, infatti, datata 1135, era scritta in volgare: «Del Mille cento trenta cinque nato / Fo questo templo a S. Gorgio donato / Da Glielmo Ciptadin per sò amore / E ne fo l’opra Nicolao el scolptore».

Il dotto Baruffaldi, purtroppo, amava arricchire le sue opere con qualche invenzione, come era peraltro un costume diffuso nella storiografia del tempo. E quell’epigrafe che egli ebbe modo di scoprire e di studiare per ultimo, prima che venisse distrutta, è ormai riconosciuta come un testo di pura fantasia. Il canonico, tuttavia, si basò su dati veritieri. La data, innanzitutto, forse riferibile a una consacrazione o comunque a un almeno parziale completamento, si legge tuttora sulla facciata della chiesa, precisamente sul fronte dell’avancorpo pensile (il protiro) che inquadra il portale centrale (attualmente in restauro). Il nome dello scultore Nicholaus, autore dello stesso portale – e probabile architetto della costruzione romanica –, si legge in tutta evidenza nell’epigrafe in latino che corre lungo l’archivolto: «Tutti coloro che, nei secoli, passeranno di qui, loderanno Nicolò, l’abile artista che scolpí queste figure».

LA LUNETTA «TRAFITTA»
E proprio nella lunetta sottostante campeggia il suo pezzo di bravura piú avvincente, ossia l’immagine a mezzo rilievo del San Giorgio che abbatte il drago. La spada brandita dal santo cavaliere «trafigge» il bordo della lunetta e culmina nel campo dell’epigrafe, cosí come un moncone dell’asta confitta nelle fauci del mostro, spezzata a metà con un bell’effetto di realismo «scenico». Lo scultore, d’altronde, era una delle personalità piú richieste nei cantieri di spicco dell’Italia settentrionale, e l’epigrafe celebrativa evidenzia bene questo aspetto, visto che è dedicata in modo esclusivo alla sua abilità. Attivo intorno agli anni 1114-1140, Nicholaus ha lavorato anche alla Sacra di S. Michele in Val di Susa (Torino), a Piacenza e… (Continua la lettura sul numero di Medioevo o abbonati!!)

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