Tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento l’iconografia dell’Annunciazione si trasforma: Maria non fila più la lana ma legge. Una rivoluzione visiva che racconta la nascita della lettrice moderna.
Può sembrare una bizzarria dedicare un libro alla Madonna che legge nella scena dell’Annunciazione. Parrebbe un soggetto che non riservi sorprese. Quando incontriamo una delle sue tante rappresentazioni in una chiesa, sotto forma di affresco, dipinto, mosaico o statua, ci soffermiamo per lo più sulla qualità dell’artista e del manufatto senza supporre che il tema abbia una storia da narrare che vada al di là di quel che diamo per scontato.
E che questa storia apra invece molte finestre su alcuni fondamentali snodi culturali intervenuti nel Basso Medioevo in Europa e nel nostro paese, ma offra pure un affondo sul mondo delle donne, delle loro letture nonché sulle paure che un libro nelle mani femminili suscitò a lungo nel Medioevo e per molto tempo ancora. Una storia che ha un inizio preciso, come esordi e del resto solo Luca aveva narrato l’annuncio dell’arcangelo che prelude all’Incarnazione e lo aveva fatto in forma molto sintetica e senza specificare né l’ambientazione né tanto meno cosa stesse facendo la Vergine in quel momento. Ma l’attenzione e il culto verso Maria, figura mediatrice che si sporge verso il popolo dei fedeli, erano destinati a crescere in seguito e a richiedere sue rappresentazioni visive. Dove potevano trovare appigli i pittori, i miniaturisti, i mosaicisti per creare una scena capace di dare consistenza reale a questa figura, a fornirle tratti che rispecchiavano la vita delle donne?
Dovettero ricorrere ad alcuni vangeli apocrifi che proponevano delle soluzioni credibili: nel Protovangelo dello Pseudo-Matteo, redatto tra il VII e l’VIII secolo, Maria lavorava la lana e tesseva, mentre nel più antico Protovangelo di Giacomo, del II secolo, si se ci fosse un taglio nel tempo e si situa tra la fine del XIII secolo e l’inizio del Trecento. A questo punto nelle rappresentazioni la Vergine annunciata appare con un libro in mano e l’arcangelo Gabriele la sorprende in lettura. Ma quel libro è una straordinaria novità nel mondo dell’iconografia. Prima non c’era.
Leggere o filare?
Se scorriamo all’indietro il repertorio di raffigurazioni della scena, molto rare nei primi secoli del cristianesimo perché nei vangeli canonici a Maria è riservato poco spazio, ci accorgeremo che dal VIII secolo in poi, specie in ambito bizantino, Maria compare per lo più con il fuso in mano e il filo di porpora, come in quella presente nel monastero di Santa Caterina del Sinai del tardo XII secolo. Più sporadicamente è ritratta con la brocca dell’acqua al pozzo, come nella splendida Annunciazione della Basilica di San Marco di Venezia dello stesso periodo. Come già accennato, Maria è un soggetto poco rappresentato nell’iconografia cristiana degli…
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