Esponente della piccola nobiltà tartara, Timur «lo zoppo» si proclamò erede di Gengis Khan e si lanciò alla conquista del mondo. Perseguendo il sogno di un impero universale, creò in Asia un regno vastissimo. Ancora oggi, l’eredità monumentale di quell’impresa incanta studiosi e viaggiatori da tutto il mondo.
Se a una precocissima caduta da cavallo il piccolo Timur dovette il soprannome di Lenk, o Lang, cioè «zoppo» (da cui il nome col quale la sua fama giunse in Occidente), a una congiunzione astrale presaga di grandi eventi, che pare abbia inaugurato la sua venuta al mondo, il condottiero tartaro dovette un altro so-prannome, Sahib-girânî («Signore della congiunzione»), e soprattutto la sua fortuna. Teatro da cui questa fortuna si irradiò a est verso l’India, e a ovest nell’Asia centrale fino alla Siria e al Volga, fu la Tran-soxiana, regione storica delimitata dai fiumi Amu Darya (il greco Oxus) e Sir Darya. Sottratta all’influenza cinese dagli Arabi e islamizzata nel corso dell’VIII secolo, governata da dinastie locali persiane, nel XIII secolo la Transoxiana fu inclusa nell’Impero mongolo di Gengis Khan. Tamerlano fece della regione – e in particolare di Samar-canda, la capitale – il cuore del suo effimero impero.
Corrispondente al territorio degli attuali Turkmenistan, Tagikistan e Uzbekistan, la Transoxiana costituiva l’estrema porzione dell’Iran storico, ed era il lembo sud-occidentale di quella ben più vasta area dominata dalla steppa che si estendeva fino ai confini montuosi della Cina e alla tundra siberiana (l’attuale Mongolia e parte del Turkestan). In quella steppa, si muovevano popoli nomadi riuniti linguisticamente nella grande famiglia delle lingue turche. Ma sotto la generica denominazione di «Turchi», con cui si designa il preponderante elemento etnico che dal X secolo diventa protagonista delle vicende storiche e politiche del mondo islamico, vanno distinte quelle popolazioni che, a ondate successive, e raccolte sotto determinate famiglie sovrane, penetrarono nell’orbita dell’Islam: ai Turchi Selgiuchidi (XI-XIII secolo), appartenenti al grande clan turkmeno degli Oghuz, successero i Mongoli di Gengis Khan, provenienti dalle steppe fra la Cina e la Mongolia; a questi i Tartari, tribù della Mongolia occidentale i cui territori giungevano fino alla Crimea e agli Urali. Turchi, ma stavolta provenienti dall’Anatolia erano anche gli Ottomani, che per Tamerlano rappresentarono il più acerrimo nemico prima ancora di conquistare Costantinopoli.
Mezza Asia ai suoi piedi
Tamerlano, modesto nobile nato a Kish nel 1336, proveniente dal clan tartaro dei Barlas, fece le sue prime esperienze militari al servizio del khan Tughluq Timur, in nome del quale spodestò suo zio dalla carica di governatore della città natale. Nominato consigliere del figlio del khan, governatore della Transoxiana, riuscì a spodestare anch’esso. L’alleanza stretta a questo scopo col re di Balkh e Kabul servì a quest’ultimo soltanto per finire avvelenato, e nel giro di pochi anni Tamerlano si dichiarò unico sovrano di Transoxiana.
In un tempo e in una cultura in cui la genealogia era una vera e propria scienza, lo zoppo cavaliere di provincia non faticò troppo a dichiararsi discendente di Gengis Khan. Tamerlano elesse il condottiero mongolo a modello di vita (accanto ad Alessandro Magno, figura che nel mondo islamico godeva di grande popolarità), e si lanciò alla conquista del mondo. Dalle prime campagne contro il…
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