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L’assedio di Pavia


Il drammatico attacco, e la conseguente caduta, della capitale longobarda furono decisivi per la storia d’Italia: conquistato il regno longobardo, per Carlo Magno si spianò la strada verso l’impero. Eppure, a fronte dell’eccezionale portata politica di questi eventi, le fonti contemporanee che li tramandano sono scarse. E al posto di quel vuoto documentale fiorirono, con il tempo, numerose leggende…

Pavia è una città che ha conosciuto molti assedi. Quello del 773-774, condotto dall’esercito franco guidato da Carlo Magno, re e non ancora imperatore, ha un’importanza che trascende le vicende locali. In quel periodo, infatti, Pavia era la capitale del regno longobardo, che aveva sottomesso, con un lungo e faticoso processo di espansione, quasi tutta l’Italia; e il regno franco era il suo grande e ingombrante vicino, che più volte aveva cercato di imporre su di esso il suo predominio. Questi tentativi si erano verificati sia nei primi tempi ancora incerti e fragili del regno, alla fine del VI secolo, sia, con un’intensità ben maggiore, pochi anni prima, al tempo del padre di Carlo, Pipino III. Con due vittoriose campagne, nel 754 e nel 756, incontrando una certa resistenza solo durante la prima da parte del re longobardo Astolfo – che entrambe le volte si era rinchiuso a Pavia –, Pipino aveva imposto dure condizioni allo sconfitto, mettendo di fatto il regno longobardo sotto la tutela franca.

Giochi di potere

Scomparso ben presto Astolfo, morto in un (sospetto) incidente di caccia, il nuovo re longobardo Desiderio fu eletto nel 757. Ciò avvenne però solo dopo che egli ebbe ricevuto l’approvazione da parte di Pipino, oltre che del papa Stefano II, alleato del primo, con l’appoggio dei quali riuscì a respingere il tentativo di tornare al potere dell’ex-re Ratchis, fratello del re defunto. Nonostante questi incerti inizi, nel corso del suo regno, durato ben diciassette anni (tanti, per l’epoca), Desiderio era riuscito a rendersi di nuovo autonomo. Il re longobardo aveva sfruttato la rivalità all’interno del regno franco tra i due eredi di Pipino (morto nel 768), Carlo – il futuro Carlo Magno – e suo fratello Carlomanno, riuscendo anche a far sposare una sua figlia al primo, che evidentemente in quel momento era bisognoso di appoggi.

La mossa di Carlo

Non solo: Desiderio aveva affermato una vera e propria egemonia sull’intera Italia, rafforzando il suo potere all’interno del regno e allargando al tempo stesso le sue mire politiche anche sugli antichi territori bizantini d’Italia, e in particolare sul ducato di Roma, sui quali il papa esercitava un’autorità politica di fatto da quando era crollato l’esarcato di Ravenna, ultimo presidio dell’autorità imperiale bizantina in Italia. Una politica, quest’ultima, che aveva avuto il risultato di far maturare di nuovo, dopo un lungo periodo di rapporti relativamente buoni, l’ostilità incrollabile del papato verso il regno longobardo, spingendolo a cementare un’alleanza ferrea con il regno franco e le sue ambizioni italiane. Quando Carlomanno morì, nel dicembre del 771, la situazione precipitò: Carlo, rimasto unico re e non più bisognoso dell’appoggio di Desiderio, ripudiò la sposa longobarda e ricominciò l’abituale politica franca di pressione sull’Italia, spinto anche dalle continue richieste di auto da parte del…

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