Quel Medioevo immaginato dai media
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Quel Medioevo immaginato dai media

«Secoli bui»: quante volte viene usata quest’espressione in tv e sui giornali? «Medi@evo», un libro insignito con il premio di «Italia Medievale» analizza il ruolo degli stereotipi nella percezione dell’età di mezzo. E spinge a riflettere sul perché, nonostante decenni di studi scientifici, continui a prevalere il pregiudizio su un’epoca «brutta, sporca e cattiva», dominata dall’oscurantismo.

Qual è il nesso del Medioevo con il WiFi malfunzionante, Donald Trump o il Covid? Cos’hanno a che fare quei mille anni di storia col divieto di esibire a scuola look da spiaggia, con le cosche mafiose, con le cattive maniere di Lady Gaga o come i talebani in Afghanistan? Il Medioevo c’entra, eccome. Il nesso c’è non soltanto perché l’Associazione culturale «Italia medievale» ha ritenuto (grazie!) di conferire il suo XXII Premio 2025 al mio libro Medi@evo. L’Età di mezzo nei media italiani (Salerno editrice, 2024). In realtà, come provo a illustrare nel piccolo volume (con l’aiuto della prefazione di Marina Gazzini, medievista all’Università degli Studi di Milano), la connessione tra l’età di mezzo studiata dagli storici e quella immaginaria è strettissima; tanto che questo legame offre molte indicazioni su uso, abuso e riuso della storia, a cominciare dagli organi d’informazione.

Lotta agli stereotipi

Quella esaminata nel libro è, appunto, la visione esibita dalla maggior parte delle persone, giornalisti e politici inclusi, quando evocano, ad esempio, «ritorno al Medioevo» o «ai secoli bui» come sinonimi di regressione, miseria, oppressione, sofferenza, prepotenza, oscurantismo, eccetera.

Nel dibattito pubblico, vince lo stereotipo secondo il quale quell’epoca è stata «brutta, sporca e cattiva»; capita nonostante la bellezza di cattedrali e castelli e personaggi come Carlo Magno ed Eleonora d’Aquitania, Ildegarda di Bingen e Matilde di Canossa, san Francesco e Dante, Costanza d’Altavilla e suo figlio Federico II di Svevia, Giovanna d’Arco e Lorenzo il Magnifico, Giotto e Boccaccio. Il pregiudizio negativo è così pervasivo nell’immaginario occidentale, e soprattutto in quello italiano, da essere usato quotidianamente dagli organi d’informazione e sul Web, social in testa. Gli stereotipi negativi dilagano, dimostrando che il mondo mass mediatico italiano vive una fase di profonda contraddizione interpretativa nei confronti della storia medievale. Quest’ultimo fenomeno non va sottovalutato, né dai medievisti né dai giornalisti. Perché dietro tanta negatività ci sono questioni importanti. Per esempio, le radici culturali dell’odierno pregiudizio; la crisi della conoscenza della storia, che passa anche per la didattica scolastica e il mondo dell’informazione; la carente connessione tra ricerca storico-scientifica e cultura di massa; il ripiegamento sulla banalità determinato dall’uso superficiale della marea di informazioni che arriva da media e Web; la necessità di scaricare le nostre paure contemporanee su un passato…

Vuoi leggere l’articolo completo? Trovi tutto nel nuovo numero in edicola Medioevo n. 345 – Aprile 2026.