La figura di Francesco d’Assisi è tra le più conoscibili del Medioevo grazie a una documentazione eccezionalmente ricca: circa trenta scritti a lui attribuiti e un vasto corpus di cronache, memorie e biografie redatte dai contemporanei. Resta però centrale la questione della sua “verità” storica: quanto del Francesco che conosciamo è autentico e quanto è frutto della costruzione agiografica?
Le vite dei santi, infatti, nascevano con un intento non storiografico, ma celebrativo e pedagogico. L’agiografia, come già l’encomio funebre antico, esaltava le virtù e i meriti ma taceva le debolezze, e nel Medioevo assumeva una funzione morale e didattica. Attraverso il santorale – il libro liturgico che raccoglieva le vite dei santi – queste narrazioni venivano lette pubblicamente durante le celebrazioni, offrendo modelli di comportamento a fedeli e religiosi e scandendo il ritmo stesso della vita quotidiana. Proprio per tali finalità, le fonti agiografiche sono dunque difficili da utilizzare per ricostruire in modo oggettivo la biografia di un santo.
Nel caso di Francesco, però, si verifica un’eccezione significativa: l’intensità dell’impressione suscitata sui contemporanei generò un desiderio diffuso e inusuale di tramandarne la memoria. Testimoni diretti e indiretti sentirono cioè il bisogno di raccontarlo, superando la scarsa attenzione medievale per l’individuo. Ed è anche quello che cerca di fare il nuovo Dossier di Medioevo, provando ad avvicinarsi – con il massimo rigore storico – alla figura “reale” di san Francesco. Nell’800° anniversario della sua morte, un’opera da non perdere.
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