Firenze e Siena, le due grandi città nemiche, simbolo della lotta tra Guelfi e Ghibellini, pur essendosi combattute per secoli sul finire del XII secolo misero da parte l’antica rivalità e si allearono contro un nemico comune che rischiava di metterle entrambe in ombra e diminuire il loro dominio economico e politico. Può stupire lo scoprire che tale nemico era una città indipendente fondata poco più di venti anni prima e dall’estensione ancora limitata, che occupava appena il colle che le dava il nome: Semifonte.
Di questa mitica città, che per secoli è stata considerata poco più di una leggenda, non esistono cronache coeve esaustive, ma solo ricostruzioni posteriori alquanto romanzate, come quella attribuita a Pace da Certaldo, presumibilmente composta nel XVII secolo. Questo vulnus storico fu voluto dall’allora Comune di Firenze, intenzionato a far cadere nell’oblio la storia della piccola Semifonte, divenuta un pericoloso precedente, in quanto fu difficile e dispendioso per la città del Giglio soggiogarla, riuscendoci solo dopo un assedio durato quattro anni. Tuttavia mettendo assieme le piccole tracce che gli storici hanno rinvenuto, disseminate in documenti dell’epoca e comparandole con le storie sopravvissute nel territorio toscano è possibile ricostruire l’affascinante episodio della Città di Semifonte.
Ascese e discese
Le quiete e morbide colline che dal Chianti degradano fino in val d’Elsa sono da sempre uno scorcio naturale piacevole e bucolico, ma a dispetto della loro fama sono state anche, per lunghissimo tempo, uno dei teatri di scontro militare tra le potenze comunali della Tuscia medievale, in particolare durante l’XI e il XII secolo, quando l’assetto politico era in continuo mutamento. L’assenza di una vera forza accentratrice lasciava liberi i nascenti comuni di fronteggiarsi senza sosta per ampliare il proprio dominio, in un vortice di continue alleanze e accordi che solo apparentemente venivano rispettati. Le cronache di questi due secoli sono ricche di guerre frammentate in piccoli scontri, di tradimenti, asse- di e, come già accennato, una delle linee più calde era quella che divideva il confine tra Siena e Firenze, tagliando in due la val d’Elsa e le colline del Chianti.
Per gli abitanti di queste campagne la vita era tutto sommato placida, in quanto nessun esercito aveva interesse ad attaccarli e gli scontri erano principalmente tra gruppi di militi e cavalieri che attraversavano la zona da nord a sud, tuttavia l’instabilità regnava e i colli punteggiati di castelli e rocche, oggi panorami suggestivi, allora erano il segno di una tensione e di un controllo strenui.
Questo continuo «trambusto» non piaceva agli imperatori di origine germanica che regnavano all’epoca, anche se in pratica spesso la- sciavano risolvere a livello locale le continue dispute della litigiosa penisola italica. Eppure alcuni di loro disceso dal nord in varie occasioni nel tentativo di pacificare tali terre: tra loro anche Federico Barbarossa, regnante dal 1155 al 1190, intra- prese vari viaggi in Italia nel tentativo di assoggettare maggiormente al potere imperiale i vari comuni, ma più volte vide sfumare i suoi tentativi di pacificazione.
Fu durante la quinta di queste campagne (1177), nella quale venne anche sconfitto a Legnano da una Lega di comuni Lombardi, che giunto nella Tuscia maturò l’idea di fondare una città nuova e indipendente, che rispondesse a lui solo, in grado di mettere un argine alle continue lotte tra fiorentini e
vendere i suoi diritti su Semifonte al nemico, seguito pochi anni dopo da Scorcialupo, cosicché nel 1200 la città del giglio divenne proprietaria del colle di Summus Fons.
Ma Semifonte aveva costruito bene le sue alleanze e il consiglio dei priori aveva stretto amicizie con molti influenti paesi, a largo raggio. Alleanze sulle quali lavorò soprattutto la città di Siena, convincendo uno a uno, tutti i sodali a tradire Semifonte, nonostante i suoi abitanti riuscissero a resistere alle pene dell’assedio e respingere gli attacchi dei fiorentini. Una suggestione fa pensare che in quei quattro duri anni in cui le provviste interne al- la città vennero via dia diminuite l’unica fonte che non fu…
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