Le indagini archeologiche e i restauri rivelano le origini medievali della chiesa più antica di Mondragone, edificata su un sito frequentato fin dall’età preromana e trasformata nei secoli.
La chiesa di San Michele extra moenia è l’edificio religioso più antico della città di Mondragone, sita nella fascia settentrionale della Campania, in provincia di Caserta, nel territorio che un tempo fu pertinenza dell’antica ed estesa Terra Laboris.
Questa interessante struttura cultuale, di origine medievale, posta all’ingresso dell’antico borgo di Sant’Angelo, ha subìto nei secoli sostanziali trasformazioni, che ne hanno condizionato il primitivo impianto. Recenti ritrovamenti archeologici, a tal proposito, testimoniano la presenza – nell’area di costruzione della chiesa – di un sito cimiteriale di origine preromana, che può agevolmente congiungersi al rinvenimento avutosi agli inizi del XX secolo, sempre a Mondragone, nella vicina località «Cantarella» dove, durante i lavori di estrazione del tufo dalle cave poste alle pendici del monte Petrino, sono emerse alcune tombe parallelepipede, databili tra la fine del IV e la metà del II secolo a.C. A ciò si aggiunge la presenza, a poche centinaia di metri, nei pressi del cimitero comunale, di un tratto dell’Appia antica (la Regina Viarum, recentemente inclusa nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO) che lambisce un’estesa mansio, della quale oggi permangono solo le strutture allo stato di rudere, realizzate in calcare, tufo grigio e mattoni laterizi.
Nel segno dell’Arcangelo
A testimonianza della complessa evoluzione della chiesa emergono alcuni dati significativi, come l’irregolarità dell’impianto planimetrico, la diversità morfologica delle coperture e le opere di consolidamento dell’opera muraria.
Le diverse fasi costruttive sono caratterizzate da un denominatore comune: la semplicità strutturale, che segnala l’espressione di un ambiente rurale con una spiccata identità religiosa, improntato sulla sussistenza economica.
La chiesa si eleva di qualche metro rispetto alle strade cui fa angolo (via Duca degli Abruzzi e via Costantino Imperatore): gli ambienti interni sono raggiungibili tramite due scale che conducono a distinti ingressi, uno posto sulla facciata occidentale e l’altro a meridione, sotto la torre campanaria. La fronte ovest, priva di decorazioni, presenta tre aperture finestrate, delle quali una posta in asse con la porta di ingresso e le altre due disposte lateralmente. Il tutto chiuso da una sottile cornice, che nella parte centrale assume una forma triangolare ed è sormontata da una statua dell’Arcangelo Gabriele.
L’impianto planimetrico è scandito da tre navate, di cui la centrale, coperta con tetto a capriate, presenta dimensioni modeste e identiche a quelle di alcune campate delle navate laterali. La copertura lignea, di recente fattura, è frutto di un intervento di restauro, la cui intenzione era riproporre l’assetto geometrico dell’originario tetto.
In asse all’ingresso, nella navata si trova un’abside a pianta semicircolare, di dimensioni modeste, ospita una mensa. Nella parete della suddetta abside si apre l’ingresso alla cappella del Santissimo (accessibile anche dalla navata destra), uno spazio rettangolare coperto da una doppia volta a crociera e illuminato da un oculo che si apre su quella che anticamente era denominata «Strada Sant’Angelo».
Le navate laterali comunicano con la centrale tramite quattro archi per lato, dei quali i primi due di dimensioni minori rispetto agli altri.
Le campate sono coperte con volte a crociera, eccezion fatta per la terza di destra, in parte occupata dal primo livello della torre campanaria (all’interno del quale è stato realizzato un secondo ingresso), che riduce lo spazio della navata ad un passaggio coperto da una duplice volta a crociera.
L’arco che immette nella navata è apprestato in mattoni, così come il frontale, che collega all’altra navata, dove l’apparato murario in parte presenta conci di tufo. Appare doveroso osservare come la che con la forza, trasformandone le rovine in un…
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